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Autore del Mese

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David Bowie

Due anni fa l’uomo delle stelle è tornato a casa.

Confesso che quando alle sette di mattina arrivò la notizia, fino all’ultimo momento non ci volli credere, come un bambino di fronte alla morte di un parente adorato: si convince che stia solo dormendo. La speranza è che appunto fosse l’ennesimo annuncio teatrale destinato ad essere smentito, come l’addio alle scene di Ziggy Stardust. Invece tutto il mondo era al cospetto del più grande colpo di scena della storia del rock, e solo Bowie poteva inscenarlo con tale tempismo sconvolgente.

La scomparsa annunciata tre giorni dopo il compleanno e l’uscita del nuovo ultimo disco, non era solo il finale di una carriera giocata magistralmente all’insegna dei colpi di scena. Si è trattato di un gioco più complesso, in un certo senso di un rito collettivo di morte e resurrezione. Bowie ha incarnato nella sua carriera enigmaticamente la trasformazione alchemica, l’incessante divenire artistico, la lotta del genio contro la mediocrità.

L’intero percorso artistico di Bowie, il suo mercuriale inseguimento della trasformazione, le incessanti reincarnazioni, le continue maschere in cui ha differito il suo Io, l’intero percorso artistico di Bowie è stato appunto un corpo a corpo con quello che in sanscrito viene chiamato “kāla”, il “tempo” e la sua azione distruttiva, la morte.

Il tempo è stata la grande ossessione di Bowie, dall’inno programmatico “Changes” appare evidente come il costante divenire delle sue trasformazioni sia stato un elegante e disperato al contempo tentativo di ingannare (non nel senso comune) il tempo. E la morte stessa è stata da Bowie più volte inscenata teatralmente, sfidata fino all’identificazione, corteggiata come rifugio dal peso dell’esistenza.

Stiamo parlando di un artista che ha fondato la sua visione del mondo, la sua poetica, sul perturbante, su ciò che è sinistro, su ciò che non è familiare, su ciò che suscita inquietudine.

Abbiamo analizzato in alcuni articoli a caldo dopo la morte  il significato simbolico, esoterico del video di “Blackstar” e del video di “Lazarus”, gli ultimi due grandi video che riassumono la parabola finale dell’artista: con un doppio ribaltamento Bowie fisicamente è morto tre giorni dopo la sua resurrezione, messa in scena nel video appunto di “Lazarus”, ma essa era già avvenuta sul piano artistico, consegnandolo per sempre all’immortalità.

Come avete inteso abbiamo rinunciato fin dall’inizio al tentativo vano di sintetizzare la carriera di Bowie in pochi minuti, vogliamo soltanto suggerire degli spunti di riflessione, visto che i mezzi di informazione contemporanei consentono a chi è interessato un’immediata fruizione dell’intero catalogo dell’artista. Vorremmo concludere questa umile riflessione citando un’importante dichiarazione sulla spiritualità dell’autore rilasciata da Bowie stesso durante un’intervista poco più che vent’anni fa: “Molto di quello che all’inizio mi aveva attratto del buddismo è rimasto con me. L’idea della transitorietà e che non c’è niente cui aggrapparsi pragmaticamente, che ad un certo punto dobbiamo lasciare andare ciò che consideriamo a noi più caro, perché la vita è molto breve. La lezione che ho probabilmente imparato di più di qualsiasi altra cosa è che la mia soddisfazione viene da quel tipo di investigazione spirituale; questo non significa che voglio trovare una religione a cui aggrapparmi, significa cercare di trovare la vita interiore delle cose che mi interessano”

In una foto diramata pochi giorni prima della notizia della sua scomparsa Bowie appare elegantissimo e sorridente, un artista consapevole d’esser divenuto immortale che ride in faccia alla morte. David Bowie è diventato egli stesso il suo ultimo capolavoro; che immensa lezione di stile!

Adriano Ercolani

 

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Il progetto prende spunto dalla splendida esperienza della rubrica radiofonica sui libri che ho curato e amato per due anni su Rock Am/Radio Popolare Roma, che trova qui la sua nuova casa e si porta dietro tanti incontri, interviste, podcast e amici.

Piccola Legenda cosa significano questi simboli?

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