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Autore del Mese

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Pier Paolo Pasolini

Per una più che beffarda coincidenza, il giorno dopo i risultati del voto successivo a quella che molti hanno definito la peggior campagna elettorale di sempre, sarebbe stato il compleanno di Pier Paolo Pasolini.

La più sardonica delle celebrazioni, poiché l’esito del voto è stato l’ennesimo compimento di quelle che ormai è convenzione appellare come “profezie” del grande scrittore e pensatore.

Mai come in questa campagna elettorale, le parole di Pasolini sono state deformate, strumentalizzate, citate a caso, decontestualizzate, con una protervia criminosa, dacché non derivante dall’ignoranza, bensì da una precisa volontà di distorsione concettuale.

Figure politiche, o pseudo-tali, che sembrano la materializzazione dei suoi incubi visionari sul futuro del Paese, hanno osato, durante i loro indegni comizi, appropriarsi grottescamente delle parole di Pasolini.

Non abbiamo tempo ora per riassumere, e affrontare, la variegata vastità dell’opera pasoliniana, capace di declinarsi in innumerevoli forme, originariamente dalla poesia (in lingua friulana prima che in italiano) per poi giungere ai romanzi (i celebri “Ragazzi di Vita” e “Una vita violenta”), la straordinaria produzione cinematografica: dal bruciante esordio oltre il Neorealismo di “Accattone”, e “Mamma Roma”, fino all’inferno su pellicola di “Salò- le 120 giornate di Sodoma”, passando per il recupero del sacro nelle sue varie forme: la benedetta blasfemia popolare de “La Ricotta”, l’austera, essenziale fedeltà  filologica del “Vangelo secondo Matteo”, l’irruzione del Divino, intrisa di caos freudiano, di “Teorema”, il buio ferino del tragico in “Edipo Re” e “Medea”, la “disperata vitalità” della Trilogia della Vita (poi abiurata in una pagina drammaticamente lucida); senza dimenticare il Teatro (da “Calderón” a “Orgia”) e, chiaramente, la sua costante, infaticabile attività di saggista, analista, critico sociale e politico, svolta con raro coraggio e con una lucidità da vero veggente.

Alcune delle sue cosiddette “profezie” appaiono ancora più inquietanti dopo il brusco risveglio di ieri mattina.

L’intero ventennio berlusconiano (cioè l’applicazione clownesca e insieme scientifica del piano eversivo della P2), in tutti i suoi più grotteschi aspetti (i fascisti, travestiti, al potere, l’addormentamento delle coscienze, le orge a Palazzo Grazioli, l’inebetimento consumistico delle masse direttamente proporzionale al progressivo impoverimento etc…) appare proprio la materializzazione (e)scatologica degli incubi pasoliniani, divenuti da profezia allucinata a cronaca quotidiana, ormai incapace di destare scandalo.

Per fare giustizia alla nobiltà del suo pensiero, con la speranza di strapparlo a ignobili deformazioni ed evitare che esso venga vilipeso e infamato come il suo cadavere e la sua reputazione in quella maledetta e tuttora oscura notte del 2 Novembre 1975 a Ostia, leggeremo ora un breve estratto, tra i più noti del genio bolognese di nascita, ma friulano nel cuore e romano d’adozione:

“Prevedo la spoliticizzazione completa dell’Italia: diventeremo un gran corpo senza nervi, senza più riflessi. Lo so: i comitati di quartiere, la partecipazione dei genitori nelle scuole, la politica dal basso… Ma sono tutte iniziative pratiche, utilitaristiche, in definitiva non politiche. La strada maestra, fatta di qualunquismo e di alienante egoismo, è già tracciata. Resterà forse, come sempre è accaduto in passato, qualche sentiero: non so però chi lo percorrerà, e come”.

Adriano Ercolani

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Il progetto prende spunto dalla splendida esperienza della rubrica radiofonica sui libri che ho curato e amato per due anni su Rock Am/Radio Popolare Roma, che trova qui la sua nuova casa e si porta dietro tanti incontri, interviste, podcast e amici.

Piccola Legenda cosa significano questi simboli?

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