IL SASSOFONISTA 5 marzo 2018 – Posted in: Blog, Il Sesto tempo

Il locale era affollato. Ci guardammo intorno, e Jaromir mi fece notare un tavolo con due ragazze piccole e brune, potevano essere sorelle o cugine, una parlava e l’altra annuiva, avevano tantissimi capelli, forse erano meridionali. Feci una foto a Jaromir col telefono e gliela mostrai. Questo è quello che vedono loro, dissi. Cazzo no, rispose lui. Bevemmo un po’, poi arrivò il   sassofonista con la sua band. Era molto alto, con le spalle asimmetriche e un portamento da sanatorio. Sembrava una persona che non segue i consigli delle riviste. Guardò il pubblico, soffermandosi anche lui sulle cugine, e poi disse che anni prima aveva letto che il pittore  Joan Mirò con la sua pittura intendeva ottenere la massima intensità con il minimo dei mezzi, e ne era rimasto impressionato. Era un’idea potente, o forse solo una frasetta efficace, non sembra ma il confine è labile, e comunque da allora aveva cercato ossessivamente di realizzarla, senza riuscirci. Tutti gli effetti semplici in musica erano abusati e non suscitavano più alcuna emozione, soprattutto in un pubblico esperto come quello che andava ai suoi concerti. Annoiavano a morte anche lui, peraltro. Per avere intensità doveva per forza suonare qualcosa di inatteso, e la musica per essere inattesa doveva essere complessa e tradire la sua missione. Tormentato da questi dubbi, finalmente una notte a Buenos Aires, prima di esibirsi per il festival, aveva realizzato che la massima intensità con il minimo dei mezzi la otteneva davvero solo quando si masturbava. Allora aveva deciso che questa era la strada, e forse tutto il jazz, e anche questo stesso libro, disse proprio così, erano solo una prolungata sega dall’esito incerto. Poi disse che la prima volta che aveva pronunciato la frase di Mirò sul palco era convinto che fosse magica e gli avrebbe portato fortuna, cioè soldi, ma invece non era successo nulla, non era successo mai nulla, e ora era schiavo di questa frase, costretto a ripeterla ad ogni concerto, per non rischiare di non averla detta proprio la volta che se l’avesse detta avrebbe portato fortuna davvero. Infine, si mise a suonare.

Alessandro Sesto

Illustrazione: Giorgia De Maldè