IL MISTERO 5 aprile 2016 – Posted in: Il Sesto tempo – Tags: , ,

Non amo le storie che cominciano con un mistero. Capisco che si voglia incuriosire, ma questa strategia per me è superflua. Infatti, già leggendo un qualsiasi tascabile mi trovo a chiedermi continuamente ma questo è quello di prima? sta ricordando o succede ora? perché non chiamano la polizia? la luce verde era un alieno sapiente? eccetera, e quindi insomma non ho bisogno di enigmi creati ad arte. Inoltre, mi pare che questo tipo di storie  sia spesso deludente, perché inventare un mistero è facile, ma risolverlo è complicato, poi finisce che uno si spinge troppo in là con le cagate, non ne viene più a capo e conclude che era tutto il sogno di un nano.

Il motivo della difficoltà è evidente: una volta che l’autore ha messo tutte le carte in tavola, come fa a uscirne sorprendendo il lettore? Cosa può immaginarsi infine che non possa immaginarsi anche il lettore? Ovvio che gli autori siano persone meravigliose, ma anche i lettori sono persone meravigliose. Esistono infatti forse persone che non sono meravigliose? Non credo, sarebbe inaudito. Inoltre, già è in circolazione una impressionante mole di storie misteriose, con conseguente degradazione a cliché delle soluzioni più impiegate, come era il delirio di un folleuna messinscena della CIA, un reality, un accavallamento a cazzo di dimensioni parallele, il cattivo era il buono¸ qui accaddero fatti di sangue negli anni cinquanta, la profezia andava letta al contrario, erano già morti, era un alieno, era lo spirito di qualche cagata astratta, il mostro è il male in ognuno di noi, eccetera, scelte che sono quindi, per così dire, non più disponibili. E’ rimasto insomma solo il peggio.

Una possibile soluzione a questa impasse è fottersene e non risolvere il mistero, e la probabilità che l’autore adotti questa scelta è direttamente proporzionale al tasso di aspirazioni letterarie del libro. Il consumatore di letteratura “alta” infatti è già allenato al sacrificio, e le sue pretese di sensatezza, a partire dalla copertina coi due sgorbi dell’Adelphi, sono minime. In questi casi il mistero può anche non essere investigato affatto. Per dire, ne La metamorfosi neppure ci si chiede perché il protagonista sia diventato un insetto, e non c’è un’indagine che culmina quando un ortottero amico di famiglia gli dice: Gregor, io sono tuo padre. Kafka l’ha scampata fino a ora con questa negligenza, ma vedremo che ne pensano i blogger. Altra possibilità, la storia può consistere in una laboriosa indagine che si conclude con un dito medio al lettore. Così accade in diversi romanzi di Stanislaw Lem, dove alcuni scienziati provano a comunicare con un’entità aliena, e dopo lunghi sforzi, invece che scoprire con soddisfazione di tutti che il messaggio è l’amore è la cosa più bella, si accorgono che l’alieno è incomprensibile, e anzi non è neppure chiaro se voleva comunicare qualcosa a noi, o stava parlando invece a un buco nero qualche parsec dietro.

Infine, enunciate queste frettolose opinioni, che per comodità proporrei di chiamare “assiomi”,  ecco un completo riassunto visivo dei possibili svolgimenti di una storia misteriosa:12935180_10153964020332367_183861014_n

 

Alessandro Sesto

illustrazioni di Giorgia De Maldè