QUEL PRODIGIO DI HARRIET HUME , ,

Fazi Editore ha pubblicato il romanzo di Rebecca West “Harriet Hume: A London fantasy” datato 1929, non ancora tradotto in italiano. Ci sarà un motivo, direbbe Giovanni Storti. In realtà, di motivi non ne trovo. Forse perchè era tra i meno celebri della scrittrice inglese, quindi ignorato dalle case editrici straniere. Francesca Frigerio lo ha tradotto per noi, e non è il primo romanzo di West che traduce. La domanda, però, è sempre la stessa: ha ancora senso pubblicare al giorno d’oggi un libro figlio del suo tempo? Quale linea editoriale si intende seguire? Scopriamolo insieme.

 

I primi ai quali è indirizzato il libro sono naturalmente coloro che già conoscono Rebecca West, quindi le sue opere e, conseguentemente, il suo pensiero. Tutti loro sanno che West è una paladina dei diritti delle donne, molto apprezzata da Virginia Woolf, dalla quale riprende il suo stile introspettivo. Già la sola presenza dell’autrice in libreria darebbe l’indicazione del motivo per cui è importante pubblicarla oggi. Ma chi è Harriet Hume? E come riesce a rappresentare il pensiero dell’autrice?

Harriet è una giovane pianista, totalmente immersa nel suo mondo, pieno di favole e musica. Il romanzo narra la sua storia tormentata con Arnold, giovane politico in ascesa, che se da un lato professa l’interessamento alla protagonista, dall’altra pone la sua carriera in primo piano, arrivando perfino ad un matrimonio di convenienza con la figlia di un politico. I due si incontrano varie volte nella Londra di fine secolo, ma Arnold decide sempre di allontanarsi, convinto che Harriet riesca a leggergli nel pensiero e metta un freno alle sue ambizioni. Harriet è tutto ciò che lui dice di detestare, ma che in realtà vorrebbe essere; Harriet è la sua coscienza, il suo contrario. Odiare Harriet significa odiare la parte di se stesso che lo rende debole, che gli manifesta i suoi difetti, che lo conduce alla rovina. In questo vediamo una presa di posizione chiara della scrittrice: l’universo maschile ne esce sconfitto, immerso nel suo egoismo e nel suo arrivismo.

VOTO 20 FERMATE: seguire l’andamento di questa atipica storia d’amore-odio ci conduce in un viaggio particolarmente intimo. Harriet, la protagonista, non è in realtà il personaggio maggiormente analizzato; lo è invece Arnold, che scava a fondo nella sua coscienza, che a sua volta coincide con la figura di Harriet. La compenetrazione dei personaggi, nonostante uno rappresenti l’opposto dell’altro, costruisce un racconto lungo vent’anni, difficile, tortuoso. Lo stile raffinato, come gli ambienti che circondano i due amanti, viene affiancato da una vena fantastica e irreale. Di azione ce n’è ben poca: è un romanzo che corre lungo i pensieri dei protagonisti.

CITAZIONE: Era un negoziatore così abile che in un baleno si convinse di non avere davvero pensieri per la testa. Ma non si trovava in una situazione troppo semplice neanche così, perché si rese conto a un certo punto che Harriet aveva smesso di parlare e ora era in ginocchio in una posa di angoscia assoluta con le braccia allungate sulla scrivania e il viso poggiato sopra.

Libero Iaquinto

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