DISTURBO DELLA PUBBLICA QUIETE , ,

“Disturbo della pubblica quiete” di Luca Bizzarri

Due agenti di polizia, Pieve e Rossetti, sono quasi al termine del loro turno serale, pronti per tornare a casa. All’improvviso una chiamata sovverte i loro piani: in un palazzo del centro storico c’è qualcuno che sta creando scompiglio, che disturba, appunto, la quiete pubblica. Vanno sul posto, controvoglia, e trovano un ragazzo africano, di nome Mamadou, che dà dei calci ad una porta. Gli intimano di smettere ma lui ha uno scopo ben preciso: vuole andare in galera. Perchè?

Ascolta la recensione letta da Flavia Capone

 

È questa la domanda sulla quale i due agenti si interrogano per tutta la notte. I due cercheranno in tutti i modi di calmare Mamadou: non hanno un vero motivo per incriminarlo e, portandolo in caserma, lavorerebbero molte ore in più del previsto. Provano dunque a lasciarlo prima in un ospedale psichiatrico, poi in una parte di Genova che non è di loro competenza, per passare poi ad un albergo e, infine, tra i monti liguri. Niente da fare. Mamadou è risoluto e fa di tutto per farsi trascinare in prigione.

Il soggetto è molto semplice, ma proprio nella sua semplicità si trova la chiave per capire perché un racconto del genere possa funzionare. I due agenti sono personaggi normalissimi. Pieve è stanco della sua vita familiare, in cui si sente poco considerato. Rossetti ha perso qualsiasi ideale che lo aveva spinto in polizia e passerà  tutta la sera a guardare il telefonino in attesa di una chiamata per non arriva. Mamadou è il personaggio più complesso, con una storia più particolare, un insieme di criminalità e affetto, dolore e speranza. A lui viene negata continuamente ogni possibilità di salvezza, ogni via d’uscita da un destino ineluttabile. Ma i due agenti non hanno la voglia di approfondire: per loro è solo altro lavoro che si accumula, un disturbo alla loro personale quiete quotidiana. Il loro intento è aggirare il problema, voltarsi dall’altra parte. Non è forse quello che facciamo tutti?

VOTO 20 FERMATE: Tutti conosciamo Bizzarri (mi fa strano chiamarlo così, forse perchè sono cresciuto chiamandolo Luca) come comico, ed è interessante vederlo nei panni di scrittore. Non disdegna qualche battuta, ma fondamentalmente tutto il racconto verte su una vena malinconica, accompagnato da una Genova, mai nominata, ma viva e vegeta nelle impressioni dell’autore. Un buon romanzo d’esordio che consiglio a tutti.

Citazione: Ci sono notti, in questa città, dove il vento soffia così forte da far ululare le persiane. A me piace, quel rumore lì, un rumore che potrebbe essere tranquillamente considerato spaventoso da chiunque, il vento che si incanala nei vicoli passando attraverso le persiane crea una via di mezzo tra un fischio e un ululato che non smette per ore e che non fa dormire chi non c’è abituato.

Libero Iaquinto

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