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LA RAGIONE DEL MALE , , , ,

Dopo circa 25 anni arriva in Italia il romanzo distopico “La ragione del male” dello scrittore catalano Rafael Argullol, che vinse nel 1993 il premio Nadal, uno dei premi letterari più importanti di Spagna. La vicenda è ambientata in una città non precisata, verosimilmente la sua Barcellona, che diventa una metafora della società contemporanea durante gli inizi degli anni ’90, terribilmente simile a quella attuale. La città in questione non ha mai conosciuto disordini sociali. La pace ormai permane da molto tempo e l’armonia è il fondamento delle vite dei suoi abitanti, almeno così sembrerebbe.

 

Un male oscuro colpisce progressivamente l’equilibrio della città, un male che i medici non sanno spiegare. Persone che conducevano una vita normale perdono a mano a mano interesse per tutto; la loro apatia agisce come un’infezione. Spettatore impotente di tale epidemia è il protagonista Victor, di professione fotografo: proprio per questo osserva una realtà impenetrabile in cui è ingabbiato ma dalla quale non riesce a liberarsi. Victor cercherà di analizzare la situazione insieme al suo amico David, uno psichiatra, che vive ogni giorno a stretto contatto con i cosiddetti Esanimi, come vengono chiamati i malati dalla stampa locale e dal governo.

La situazione precipita, i malati aumentano, la civiltà degenera. La popolazione cerca risposte allo sconosciuto male nell’irrazionalità. Ci si affida dunque, ancora una volta, ai predicatori, ai profeti. Sono personaggi senza contenuti, i quali diventano fari che dovrebbero guidare le persone nell’oscurità; ma essa è prodotta dall’assenza di ragione. Mentre la città prosegue nel suo cammino di sfacelo, coloro che si affideranno alla ragione verranno gradualmente emarginati dalla stampa e dai politici, perché ritenuti complici e corresponsabili. A quanto pare per la massa è meglio girarsi dall’altra parte e lasciare gli appestati al loro destino. L’angosciosa soluzione finale accontenterà tutti, in un modo o nell’altro.

VOTO 20 FERMATE: Argullol utilizza una scrittura molto elegante; naturalmente è anche merito della traduzione, che riesce a mantenere uno stile alto ma tuttavia scorrevole. L’autore intende focalizzare il racconto sul conformismo imperante della società odierna, che non sembra molto cambiata negli ultimi 25 anni. Da non perdere l’intervista finale, fondamentale per capire il suo mondo e il suo messaggio. Un romanzo da leggere attentamente, che pone importanti interrogativi sulla realtà che stiamo vivendo.

CITAZIONE: “Il Maestro occupava un posto di spicco tra gli indovini che facevano furore tra i circoli danarosi ma, allo stesso tempo, poteva contare anche su un’abbondante clientela nei settori più modesti. Era un profeta di profezie semplici e perentorie e anche un conoscitore poliedrico di saggezze arcaiche. Un consulente intimo per i problemi individuali e, a complemento, un interprete appassionato delle soluzioni collettive. Per effetto della sua oratoria che combinava abilmente eccitazione e persuasione, il suo pubblico era cresciuto costantemente.”

Libero Iaquinto

Anno

2018

Casa Editrice

Edizioni Lindau

Pagine

272

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