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ASPETTANDO I NAUFRAGHI , , , ,

Sono una grande appassionata di atmosfere cupe, distopie, catastrofi imminenti o appena avvenute, apocalisse alle porte e chi più ne ha più ne metta. Riponevo quindi molte speranze in questo romanzo di Orso Tosco, speranze ben riposte, fortunatamente.

 

I Naufraghi che i protagonisti attendono, quasi come i nemici de Il deserto dei Tartari (anche se decisamente più reali), sono uomini senza morale e senza pietà, che non hanno nemmeno più il dono del linguaggio, perché tutto è stato sostituito dall’efferatezza dell’azione, da omicidi e torture compiuti con la nonchalance con cui si beve un bicchiere d’acqua.

Tempo e spazi indefiniti ci accompagnano in questa vicenda: i personaggi principali ruotano attorno ad un hospice per malati terminali, alcuni sono pazienti, altri impiegati del centro, altri ancora parenti: li accomuna il legame morboso con il luogo che li ospita e la frustrazione di non aver avuto il coraggio di porre fine a questa eterna attesa della morte. Oltre ai Naufraghi, un altro pericolo è costituito dai Beati, guidati da una delle ex pazienti dell’hospice che si sente portatrice di una patologica missione di santità e purificazione che ritiene più importante di qualsiasi vita umana.

E sono proprio il senso di angosciante attesa, la costante insicurezza, il lento ma inesorabile declino di ogni speranza, che vi terranno aggrappati alle pagine, non certo in previsione di qualche lieto evento, ma in cerca di risposte, spiegazioni e rassicuranti conferme. Che non arriveranno, sappiatelo. Ed è anche questo il bello del romanzo.

Orso Tosco ci porta a riflettere continuamente su morte e vita, su come affrontare entrambe, sulla speranza e sul fallimento dei piani, sul futuro e sulla mancanza di futuro: vi sembra troppo per una distopia? Bè non lo è.

VOTO 20 FERMATE: Un libro decisamente avvincente, di quelli che richiedono testa china e occhi fissi sulla pagina; la storia però si segue facilmente, è adatto a diventare un buon compagno di viaggio anche per chi compie brevi tragitti sui mezzi, magari ripetuti ogni giorno.

CITAZIONE: “Sin dall’inizio, loro hanno deciso di non darsi nessun nome, perché ogni nome è una memoria, e ogni memoria è imprecisa e confutabile. Le azioni e i fatti, invece, sono precisi. E dato che la laettura e l’analisi di ciò che accade sono sempre rischiose , ambigue, loro hanno mostrato una via diversa, semplice e risolutiva. Il commento delle azioni può avvenire soltanto attraverso nuove azioni, l’unica analisi accettabile consiste nel proseguire o contraddire le azioni precedenti.”

Flavia Capone

Anno

2018

Casa Editrice

Minimum Fax

Pagine

210

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