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L’ORA DEL MONDO , ,

Fiaba, mito, viaggio, poema: definire “L’ora del mondo” di Matteo Meschiari è difficile, anzi forse è solamente inutile e svilente. E’ la storia di Libera, una bambina, o creatura ibrida tra il genere umano e la natura stessa,  priva di una mano, cresciuta nei boschi dell’Appennino Tosco-Emiliano e in grado di dialogare indifferentemente con animali, uomini, semi-dei, dei e ombre.

 

Proprio per questo suo essere in contatto con tutto ciò che è vivente, che sia visibile o meno, l’Uomo-Somaro le affida una missione, dalla quale dipendono gli equilibri tra le forze stesse che governano il mondo: ritrovare il Mezzo Patriarca Perduto. Mi rendo conto che riportarvi questo stralcio di trama non faccia altro che gettarvi in una certa confusione, ma il mondo narrato da Meschiari è infinitamente più ricco e sfaccettato e gli farei un torto aggiungendo dettagli senza la poesia che ha saputo infondere lui con la sua scrittura.

“L’ora del mondo” è un’avventura, il viaggio di Libera nei suoi boschi e poi nei giardini di Modena, il suo passaggio dalla natura, selvaggia, a volte crudele ma autentica, al paesaggio umano, freddo e insidioso, gli incontri con creature sfuggenti e inclassificabili: Servitori Notturni, la Lince, i Patriarchi dei Cinque Popoli e Mezzo. Ogni luogo attraversato da Libera ha una voce, segna una trasformazione e porta con sé l’impronta della storia, del passaggio (o non-passaggio) dell’uomo, è creatura viva che contribuisce all’evoluzione della missione della protagonista.

La scrittura poetica, quasi straniante all’inizio, ma piena di irresistibile fascino antico, punteggiata da frasi brevi che danno la sensazione di un dialogo ininterrotto con l’autore, è in grado di portare il lettore a mettersi in cammino, ad affrontare un un percorso di consapevolezza che lo porterà a guardare con occhi diversi il mondo che lo circonda, con un’attenzione nuova e la speranza di entrare in contatto profondo con gli esseri che Libera incontra.

VOTO 10 FERMATE: “L’ora del mondo” rapisce, trasporta in un’altra dimensione e quando finisce lascia in preda a profonde riflessioni sulla vita, la morte, la natura e la sua grandezza rispetto all’insolente essere umano. Veloce da leggere e difficile da dimenticare, è molto adatto alla lettura durante gli spostamenti, nella speranza di alzare lo sguardo e ritrovarsi in un bosco piuttosto che su di un autobus affollato.

CITAZIONE: “Dopo la notte il giorno. Dopo la pioggia il sole. Libera pensò. Fichè c’è vita c’è felicità. E decise di stare molto molto attenta ma di lasciarsi indietro la paura. Se deve succedere succede. Se è finita è finita. Ma adesso non è finita. E quello che succede adesso è che le Terre Soprane sono l’angolo più bello del mondo e camminarci dentro è un dono degli Dei anche se gli Dei vorrebbero staccarti le dita dei piedi e divorarti come una cotoletta alla pizzaiola. Ma sei viva. E finchè sei viva sei viva. Allora vai.”

Flavia Capone

Anno

2019

Casa Editrice

Hacca

Pagine

174

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