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Un urlo spezza il silenzio all’interno della Biblioteca Reale di Torino: la soprintendente Greta De Santis, il vicequestore Barberi e due agenti di polizia scendono timorosi nel caveau dove è conservato l’Autoritratto di Leonardo da Vinci. Trovano un uomo legato in maniera innaturale, in modo da sembrare appeso ad una croce, ancora vivo. Uno dei due agenti accende la luce, ma così facendo innesca un incendio che non lascia scampo al malcapitato. Prima di morire proferisce un’unica frase: “In nomine domini”. Il giorno dopo viene ritrovato un cadavere nella Cattedrale che custodisce la Sacra Sindone, la reliquia più importante della cristianità. Sono due morti collegate tra loro? Così sembrerebbe, perché qualcuno ha cercato di rubare sia l’Autoritratto che la Sindone, ma in entrambi i casi ha fallito, o almeno così ha voluto far credere.

 

Barberi crede che siano semplici coincidenze; a non pensarla così è monsignor Perotto, che cerca in tutti i modi di convincere il burbero vicequestore a osservare gli avvenimenti nel loro insieme. Barberi non ha tempo da perdere con le congetture e le fantasie del monsignore che rievoca avvenimenti del Medioevo, torture della santa Inquisizione, teorie bislacche sulla veridicità della Sindone, e crede che Perotto sappia più di quanto dice. Ha ragione. A mano a mano durante il racconto, Perotto aggiunge tasselli sempre più importanti alle sue supposizioni fino ad arrivare all’estrema teoria che lascia basito lo stesso Barberi e che non vi svelo per lasciarvi il gusto di scoprirla da soli.

Il nuovo romanzo di Negro è un giallo che si basa principalmente sulla contrapposizione di due modi di interpretare il mondo. I dialoghi di Barberi e Perotto rappresentano lo scontro continuo tra la fede e la ragione. Barberi insiste nel guardare ai singoli fatti in modo oggettivo, Perotto chiede di andare oltre, di giudicare i singoli avvenimenti alla luce di un disegno superiore; tira in ballo il potere della Chiesa di far credere ciò che vuole che si creda, per salvaguardare se stessa, come del resto fa da duemila anni a questa parte.

VOTO 20 FERMATE: Il romanzo di Negro è costituito prevalentemente da dialoghi diretti, molto facili da seguire. Lo scrittore torinese si rivolge soprattutto ad un pubblico che ama i misteri, e quale mistero più affascinante della Sacra Sindone e di tutte le teorie che si porta dietro? Parlare della Sindone significa anche parlare della sua Torino, una città che sembra un’anziana nobildonna ormai decaduta. Il finale irrisolto, ma comunque pieno di speranza, credo sia quello più adeguato per descrivere l’eterna diatriba tra fede e ragione, perché si può dire che certi misteri acquisiscono fascino proprio perché rimangono tali.

CITAZIONE: “Senza dire nulla, si guardò quin­di intorno sempre più inquieto continuando a riflet­tere. Prima il saluto tradizionale della confraternita uguale alle prime parole della bolla papale – In nomi­ne Domini – e alla frase pronunciata dall’uomo tortu­rato e ucciso, ora In nomine Patris il saluto “segreto” di Tommaso e di coloro che lo proteggevano… Quelle parole simili, troppo simili, sembravano legate, dan­natamente legate a filo doppio. Era una coincidenza? L’ennesima? Una casualità? Avrebbe voluto crederci con tutta la forza di cui disponeva, ma il suo essere razionale non gli faceva considerare credibile questa possibilità aprendo una voragine di plausibili spiega­zioni.”

Libero Iaquinto

Anno

2018

Casa Editrice

Imprimatur

Pagine

252

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