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SE DIO FOSSE UNA DONNA , ,

Max Breslauer è a capo della SuperTex, azienda che smercia capi d’abbigliamento in tutto il mondo. Ha ereditato l’attività da suo padre Simon, ebreo e fiero di esserlo. È proprio la figura del padre ad essere insopportabile per Max. Simon è un uomo troppo vincente, troppo attaccato alle sue idee, sempre pronto a rivangare il passato doloroso in un campo di concentramento solo per affermare i suoi risultati. Decide dunque di prendere appuntamento dalla dottoressa Jansen, una psicanalista.

 

Max era stato già paziente della Jansen ma aveva interrotto gli appuntamenti dopo la morte del padre. Credeva allora che il suo problema fosse risolto, senza nemmeno farsi tanti scrupoli. Diciamoci la verità, Max odiava suo padre. Scoprire inoltre la relazione clandestina di Simon con Maria dopo la sua morte, non lo aiutava di certo a cambiare opinione. Eppure Max ritorna dalla psicanalista. Per quale motivo? Questa volta non è suo padre il problema, bensì suo fratello Boy che vive a Casablanca. Durante la seduta, che durerà un’intera giornata, Max sarà costretto quindi a rivedere tutte le sue opinioni sulle cause della sua infelicità e del suo senso di colpa innato.

Il protagonista si definisce “un ebreo con la Porsche”: attorno a questa definizione ruota il senso di vergogna che la sua famiglia scarica su di lui. L’intera seduta dalla dottoressa Jansen è una resa dei conti del rapporto di Max con la religione dei suoi padri e del suo allontanamento progressivo dalla tradizione e dalla regola ebraica, di cui sente il peso e la responsabilità sulle spalle. Tutte le persone che gli sono state vicine hanno preferito l’ebraismo a lui: la sua ragazza Esther, suo fratello, suo padre. Il dialogo con la Jansen diventa il momento in cui ognuno di noi, almeno una volta nella vita, si rivolge direttamente a Dio perché non trova altro appiglio.

Voto 20 fermate: Il racconto scava nel profondo dell’anima di Max, attraverso l’espediente della seduta psicanalitica. La narrazione è esposta in prima persona, come una confessione penitenziale. Il tema dell’ebraismo è centrale nella raccolta di De Winter, i cui personaggi sono sempre alla ricerca della perduta identità ebrea, in un mondo sempre più globalizzato e con la memoria corta, dove il riavvicinamento allo spirituale viene vissuto come una pazzia.

Citazione: Disse: “Az der tate sheinkt dem zun, lakn beide – az der sheinkt den tatn, weinen beide. Allora?” Era una sfida. Dovevo tradurre.

Dissi: “Se un padre regala qualcosa al figlio, ridono entrambi – se un figlio regala qualcosa al padre, piangono tutti e due”.

Lui aprì la mano e mi mostrò il palmo nudo. Poi piegò la testa di lato e dalla sua bocca uscì un suono breve, una via di mezzo fra oi e uh. È un gesto ebraico che significa grossomodo così è la vita. Mi guardò e rise ancora una volta e nei suoi occhi vidi per un attimo la tenerezza della foto.

Libero Iaquinto

Anno

2018

Casa Editrice

marcos y marcos

Pagine

272

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