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LE OTTO MONTAGNE

Per questa recensione è necessario partire da un aneddoto personale: per più di metà della mia vita ogni singola estate passavo almeno 15 giorni in Trentino con la mia famiglia. 15 giorni di cibo stupendo, temperature miti e…camminate distruttive, nelle quali ad ogni curva sembrava di essere giunti alla meta e invece nulla, c’erano ancora metri e metri in salita da percorrere, sudati, doloranti e vagamente incazzati.

 

Ecco perché ho amato questo libro di Cognetti, che oltre ad essere scritto meravigliosamente, mi ricorda quel periodo di poche preoccupazioni e molti sogni.

I genitori di Pietro amano la montagna, anzi, la portano dentro come un tratto distintivo, come un neo o una vertigine nei capelli; così Pietro inizia a trascorrere le sue estati a Grana, un piccolo paesino sperduto tra i monti, dove conosce Bruno, un ragazzino della sua età che diventa suo amico, il suo migliore amico.

Seguendo il loro rapporto, il lettore cresce con i due protagonisti, che inevitabilmente fanno vite diverse, scelte anche opposte, ma riescono sempre a mantenere uniti i loro spiriti, come se un filo invisibile li legasse dal primo giorno di giochi vicino al torrente.  Entrambi hanno rapporti complicati con i loro padri, come spesso accade, e questo segnerà i loro percorsi in modi diversi, avvicinandoli ancora di più e spingendoli a prendersi cura l’uno dell’altro come fratelli per scelta.

Il terzo protagonista è la montagna, gigantesca, forte, pericolosa, vibrante di vita, che nasconde segreti ed è in grado di ristabilire l’equilibrio che spesso Pietro e Bruno cercano nella pace dei suoi sentieri.

Paolo Cognetti ha scritto innanzitutto un libro bello, che non si può fare a meno di leggere ed amare pagina dopo pagina; ogni parola è scelta con cura e rispetto per il lettore e soprattutto per la storia e l’ambientazione, ed è per questo che, avendo vissuto la montagna con un misto di amore ed odio, mi ha emozionata particolarmente.

VOTO 30 FERMATE: Questa storia va assaporata, richiede il giusto tempo, nonostante la scrittura risulti molto scorrevole. Poterla leggere in funivia forse sarebbe la scelta migliore.

CITAZIONE: “Ero esausto e mi stavo accomodando nel calore del vino, e anche se non l’avrei ammesso mi piaceva sentirlo parlare così. C’era qualcosa di assoluto, in Bruno, che mi aveva sempre affascinato. Qualcosa di integro e puro che fin da quando eravamo ragazzini ammiravo in lui. E lì per lì, nella casetta che avevamo costruito, ero quasi disposto a credere che avesse ragione: che il modo giusto di vivere per lui fosse quello, da solo nel pieno dell’inverno, senza niente se non un po’ di cibo, le sue mani e i suoi pensieri, anche se sarebbe stato disumano per chiunque altro.”

 

Flavia Capone

Anno

2016

Casa Editrice

Einaudi

Pagine

208

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