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LA DISTRAZIONE DI DIO , , ,

Ci sono libri che ti sorprendono; è raro ma succede, e stavolta si tratta proprio di questo: di un libro sorprendente. La storia di Francesco, un solo uomo dentro mille corpi e altrettante vite, che viaggia nello spazio e nel tempo in un’immortalità che sembra quasi prigionia, ma in realtà è possibilità di espandere i propri orizzonti all’infinito.

Non è semplice raccontare questo romanzo senza rovinarne il sapore e senza dire troppo: vi basti sapere che il protagonista Francesco Cassini nasce nella Torino dell’800 ma arriva ai giorni nostri. Come? Ad ogni morte perde il suo corpo e si ritrova in un altro. Il resto dovete leggerlo.

 

Cuffaro riesce a trattare il tema della trasmigrazione in altri corpi e dell’appropriazione di altre vite senza mai cadere nella banalità, nel già visto e sentito, puntando dritto alle emozioni del lettore con un linguaggio chiaro e mai artificioso.

Un solo protagonista che è molti personaggi, più tutti coloro che popolano le sue vite: familiari, amori, amici, che vediamo scorrere davanti a noi come su un grande schermo. Ecco, mi sento proprio di consigliare all’autore di provare a trarne una sceneggiatura, perchè anche solo leggendo il libro le immagini emergono prepotenti, in totale autonomia.

Mi sono commossa, sorpresa, divertita: ci voleva proprio questo Dio distratto che costringe Francesco ad adattarsi continuamente a scenari diversi, pur mantenendo il proprio carattere e soprattutto la memoria di tutte le vite trascorse.

VOTO 20 FERMATE: Nonostante i tanti protagonisti, la storia si segue facilmente, basta agevolare il continuo passaggio da una vita all’altra. Ho letto questo romanzo in molte condizioni diverse e sono sempre riuscita a mantenere il filo (anche camminando nel caos di Roma, alzando lo sguardo solo per evitare macchine e escrementi), anzi è stato difficile interrompersi. Direi quindi che 20 fermate vanno bene: forse avrete voglia di rimanere sull’autobus a leggere invece di scendere alla vostra fermata.

CITAZIONE: “Ci mise due anni a finire il suo primo romanzo. Gli era impossibile valutarsi da solo. Scoprì che scrivere è come installare l’antenna sul tetto. Ti arrampichi, rischi l’osso del collo, ti spacchi la schiena, ma non serve a niente se non c’è qualcuno di sotto a dirti come si vede il segnale. Per questo ogni domenica pomeriggio Fatboy sedeva sul divano con una bottiglia di grappa e due bicchierini pronto a leggere le pagine che Francesco aveva prodotto durante la settimana.”

Flavia Capone

Anno

2016

Casa Editrice

Autori Riuniti

Pagine

233

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