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IL CORPO CHE VUOI , ,

Un sogno straniante e vagamente inquietante lungo 300 pagine: questa è la definizione più immediata che mi viene in mente dopo aver letto “Il corpo che vuoi” dell’americana Alexandra Kleemann, titolo d’esordio della neonata casa editrice Black Coffee.

 

Una storia nella quale i riferimenti reali e di trama sono ridotti all’osso, i protagonisti non hanno nomi ma lettere identificative (A,B e C) e i dettagli vengono spesi in lunghe descrizioni delle sensazioni, più fisiche che emotive, che i personaggi provano.

A. vive con la sua coinquilina B, che ogni giorno di più sembra volerle assomigliare fin quasi a fagocitarne l’esistenza, e frequenta C., l’unico che sembra provare il giusto distacco dal mondo e dalla propria condizione; il cibo è un elemento fondamentale, anche quando non  c’è, e soprattutto nella sua dimensione commerciale, globalizzata, rappresentata da una merendina, la Kandy Kake, che si presenta all’inizio come mero prodotto pubblicitario e diventa man mano una presenza opprimente nella vita di A e nella storia.

La ricerca di un corpo che ci assomigli davvero, anche a costo di plasmare la propria identità a questa immagine, fino a perdere coscienza di se stessi: chi siamo? E soprattutto: siamo giusti o sbagliati, Luce o Ombra? E quanto siamo disposti a modificarci per un modello ideale?

Non saprei definire di più la trama di questo romanzo, che attraverso una scrittura complessa e fluttuante, trasporta il lettore in una dimensione più che in una storia. Si esce quasi stravolti da questa lettura, come da una battaglia, nella quale le parole ci hanno preso a pugni e abbiamo  quasi dovuto abbatterle con un machete come si fa con una foresta impenetrabile.

Resta una sensazione di amarezza e disagio di fronte alla realtà, o meglio alle sovrastrutture (estetiche, commerciali, di comunicazione) che ogni giorno ci si parano davanti ed impoveriscono le nostre vite, tentando di rimpiazzare sentimenti e verità.

VOTO 40 FERMATE: Non è un libro che si può leggere distrattamente, salendo e scendendo da un autobus; va prestata la giusta attenzione a questo fiume in piena di parole. E vi assicuro che non guarderete più un supermercato con gli stessi occhi…

CITAZIONE: “Apro il frigo e ci trovo solo una pallida piramide di arance sbucciate. Sarebbe così semplice mangiarle così, senza buccia, indifese. Le fessure fra uno spicchio e l’altro sembrano fatte per le unghie di B. Non so perché, ma ora le arance mi terrorizzano. Non ci avevo mai fatto caso prima di leggere quel volantino, ma a guardarle bene hanno un che di sinistro, con quella polpa dolciastra e acquosa che nascondono dentro come un veleno. Le Kandy Kake hanno tutti gli ingredienti in bella vista sulla confezione, l’etichetta ci dice tutto, il loro apporto calorico e nutrizionale. Ma che cosa contiene un pezzo di frutta? Un’arancia non è solo un tipo di frutto: è un’entità a sé, riservata e misteriosa, che bada ai propri interessi celandoli al mondo esterno. Cerco le bucce con lo sguardo, ma sono svanite tutte, giù per la gola di B.”

 

Flavia Capone

Anno

2017

Casa Editrice

Black Coffee

Pagine

304

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