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LA SAPONIFICATRICE DI CORREGGIO , , ,

Correggio è una cittadina del reggiano, conosciuta ai più per aver dato i natali a Luciano Ligabue nel 1960. Non tutti sanno però che circa venti anni prima è stata il palcoscenico dove si è esibita una delle più efferate serial killer italiane: Leonarda Cianciulli, soprannominata appunto la saponificatrice di Correggio. La cittadina emiliana diventa improvvisamente epicentro della cronaca nera italiana del secondo dopoguerra, grazie all’attenzione che i giornali avevano riservato a tale vicenda, liberati ormai dal fardello della censura fascista. Si può dire che tale vicenda abbia anticipato l’interesse che verrà riservato alla cronaca nera in Italia nei decenni successivi in maniera crescente. Il saggio di Barbara Bracco intende studiare il legame tra i fatti di Correggio e la nuova società italiana che si stava sviluppando  dalle macerie della guerra.

 

Leonarda Cianciulli è considerata la prima assassina seriale d’Italia. È stata condannata per tre capi d’accusa: triplice omicidio, rapina e distruzione di cadavere. La stessa Leonarda confermerà durante il processo di aver ucciso tre donne, dopo averle truffate, e di aver distrutto i loro cadaveri per produrre il sapone da cui deriverà il soprannome affibbiatole. La figura di Leonarda, secondo i racconti popolari, riporta alla mente quella della strega che cucina nel pentolone, della megera dal carattere primitivo che non sa distinguere il confine tra l’umano e il mondo animale, della contadina che crede a tutta una serie di miti e superstizioni. Allo stesso tempo distrugge la figura della donna casalinga e materna che si era creata durante il regime, incrinando per sempre l’immagine tradizionale del femminile.

La perizia psichiatrica del dottor Filippo Saporito affermò che Leonarda soffriva di psicosi isterica dovuta ai numerosi aborti. L’isteria della Cianciulli si mostrerà in modo evidente durante il processo con pianti, urla, battutine ironiche e discorsi retorici. Il processo diventa in questo modo uno spettacolo che attira folle di curiosi; numerosi saranno gli spettatori di questa tragedia moderna, in cui una madre ama follemente i suoi figli tanto da compiere sacrifici umani per salvare loro la vita e tenerli lontani dalla guerra. In quello che per lei era un rito sacrificale, la morte rappresentava nient’altro che una nuova rinascita.

VOTO 20 FERMATE: Bracco utilizza la vicenda della saponificatrice per mostrare in una prospettiva più ampia l’immagine di un’Italia che stava ricominciando a vivere, attraverso un’acuta ricostruzione storica. Tutta l’attenzione mediatica verso il processo ha rappresentato in un certo senso l’elaborazione del lutto della guerra. La favola di Correggio venne considerata come esempio pedagogico per la nuova Italia; il processo rappresentò uno stabilizzatore morale per la nuova società bisognosa di esorcizzare il passato e stabilire una linea netta tra il bene e il male. Ma ciò che scaturisce dal saggio della Bracco è proprio la fragilità di tale linea, perché la storia di Leonarda afferma come il male possa essere più vicino di quanto sembri. E proprio per questo fare ancora più paura.

CITAZIONE: “Il processo che si aprì il 12 giugno 1946 presso la Corte d’Assise di Reggio Emilia contro Leonarda Cianciulli e Giuseppe Pansardi non fu certo l’unico teatro della giustizia della nuova Italia, ma offrì sicuramente – al pari o di più dei molti procedimenti più o meno sommari contro ex fascisti o delinquenti comuni – uno degli «spettacoli patibolari» più importanti del dopoguerra.”

Libero Iaquinto

Anno

2018

Casa Editrice

Il Mulino

Pagine

144

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