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LA BATTAGLIA DI QUISTELLO , , ,

Quando si pensa al Settecento si pensa soprattutto alle istanze illuministe e sociali che sfoceranno nelle grandi Rivoluzioni, dunque come periodo di preparazione alla storia contemporanea. Quando a scuola studiavamo questo periodo non ci soffermavamo più di tanto sulle continue guerre tra i vari Stati nazionali d’Europa. Guerre che furono combattute soprattutto per il mantenimento dello status quo e per aumentare le proprie sfere d’influenza: allargare i propri territori era un aspetto secondario funzionale alle cause che ho citato. Non vorrei azzardare parallelismi storici, ma, per rimandare ad un esempio più recente, nel Settecento in Europa era in atto una proto-guerra fredda, solo che le potenze in gioco non erano due ma molte.

 

Le guerre di successione rientrano in quest’ottica: preferire un sovrano di una dinastia piuttosto che un altro divenne il metodo per allargare la propria influenza sugli altri Stati. Le avanzate nei territori nemici erano solo piani strategici per vincere una partita che si giocava su un altro piano. La battaglia di Quistello, da questo punto di vista,  rappresenta un ottimo esempio. Riflettiamo: perché una battaglia combattuta in Italia avrebbe potuto decidere le sorti di uno stato lontano come la Polonia? Perché in verità anche la Polonia stessa era solo una pedina nello scacchiere generale che vedeva contrapposte la Francia e la Spagna contro l’Austria, la Prussia e la Russia.

Una battaglia sanguinosa, ma meno importante rispetto alle altre che hanno determinato l’esito della guerra di successione polacca. Le truppe asburgiche attaccarono di notte sorprendendo quelle francesi che furono costrette alla ritirata. Le stesse truppe austriache dovranno piegarsi qualche giorno dopo e rinunciare alle loro pretese di proseguire verso l’Italia centrale. La battaglia di Quistello rappresenta un tassello all’interno di una storia più grande. Vite spezzate, come sempre, in una battaglia inutile, una delle tante.

VOTO 20 FERMATE: E’ bene premettere che Gerardo Renzi non è uno storico: la scrittura del libro deriva dal suo amore verso gli studi storico-militari e anche verso i luoghi mantovani descritti, dove ha lavorato una vita intera come carabiniere. Numerosi sono comunque i riferimenti bibliografici nonché molto accurata la ricerca per ciò che riguarda gli eserciti e i loro equipaggiamenti. Da segnalare inoltre le trascrizioni dei resoconti di guerra che descrivono la battaglia, sia da parte francese che asburgica, in modo tale che il lettore si faccia un’idea quanto il più possibile oggettiva. Insomma si può dire che Renzi ha fatto bene a ricordare un episodio da molti dimenticato.

CITAZIONE: Quistello rimase definitivamente nelle mani degli Imperiali, veri vincitori di quella battaglia che gli storici francesi definirono aspramente “l’échec de Quistello” ossia “il fallimento di Quistello”. Fallimento da addebitare esclusivamente alle errate scelte tattiche compiute dal Maresciallo de Broglie nel dispiegare i propri reparti sul campo di battaglia e del modo fin troppo disinvolto di vivere le sorti di un combattimento che si preannunciava aspro e cruento.

Libero Iaquinto

Anno

2018

Casa Editrice

Sometti

Pagine

160

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