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NEVE, CANE, PIEDE , ,

Questo libro mi ha quasi cercata: piano piano ho sentito aumentare il vociare attorno a lui, fino a che non mi sono incuriosita a tal punto da volerlo leggere. Ed è stata un’ottima scelta.

Morandini ci racconta la storia di Adelmo Farandola, un uomo che ha scelto, anzi AMA la solitudine, un eremita di montagna che ad un certo punto della sua vita ha deciso di ripudiare il resto del genere umano per nascondersi in una valle pietrosa che considera sua proprietà. Ma non immaginate il nonno di Heidi, si tratta di ben altro: Adelmo sta lentamente perdendo il senno (o forse non l’ha mai avuto), non ricorda i suoi gesti e le sue azioni, e dialoga beatamente con animali ed oggetti che lo circondano.

 

Ad un certo punto gli altri tre elementi del titolo entrano a far parte della sua vita: un cane decide di adottarlo come padrone e di iniziare a vivere con lui poco prima dell’arrivo del duro inverno (ed ecco la neve, pesante, coprente, crudele)…per quanto riguarda il piede, dovete scoprire da soli il suo ruolo.

I dialoghi tra l’uomo e il cane (che ovviamente risponde ed argomenta) e i pensieri di Adelmo, che possiamo leggere come fossimo nella sua mente, ci portano a poco a poco ad esplorare le profondità del suo disagio, della sua condizione in bilico tra follia e una strana forma di saggezza. Occuparsi della bestia lo costringe a ripensare ai propri bisogni, quasi come se l’animale fosse una sua versione più tenera ed indifesa, non indurita dalla solitudine.

L’autore ci conduce per mano a seguire Adelmo che si nasconde sempre più, fin nel ventre della terra, a cercare un riparo dalla vita che però arriva ovunque e non da scampo, così come la morte; ci costringe a riflettere partendo da un tipo umano che ci sembra lontanissimo da noi, ma che in realtà riflette e approfondisce i nostri pensieri e le nostre paure.

Sono davvero contenta che questo libro mi abbia inseguito e che io mi sia fatta trovare: vi consiglio di fare lo stesso.

VOTO 10 FERMATE: La scrittura di Morandini è secca e concreta, così come il suo personaggio; è un libro breve ma denso, vi basteranno poche fermate, ma forse vorrete ripetere la lettura e potrebbe essere una buona idea. Due viaggi a volte sono meglio di uno.

CITAZIONE: “Curioso, si dice l’uomo quando si scopre abbandonato. A lui la solitudine piace – di più, gli è vitale, e non ci sarebbe nemmeno bisogno di dirlo. Ma a quel bastardo si è legato, e quando quello va via sente morirgli qualcosa dentro, e il tempo dilatarsi fin quasi a non scorrere più, e lo spazio di questa conca angusta espandersi fino a diventare un deserto immenso, e la sua persona rimpicciolirsi dentro a questo deserto, fino a ridursi a formica, a verme. E basta un cane a ridurlo così. Figuriamoci cosa accadrebbe con un cristiano. Figuriamoci, per pura ipotesi, con una donna.”

 

Flavia Capone

Anno

2015

Casa Editrice

Exorma

Pagine

144

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