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L’UOMO CHE TREMA , , ,

La malattia “è nella qualità speciale che hanno le persone e le cose, la capacità di essere, in ogni istante, tragiche.” Questa è la depressione descritta dal protagonista del libro di Pomella, che è Pomella stesso, l’uomo che trema, che ancor più che dal pericolo è terrorizzato dalla “sottovalutazione collettiva del pericolo”. Potrei scrivere questa recensione utilizzando per più del 50% citazioni del libro, ma so che non si fa, eppure Pomella ha una scrittura così forte, evocativa e commovente che la tentazione c’è, eccome.

 

Raccontare la depressione è una delle imprese  più complesse che uno scrittore possa affrontare, farlo con onestà e senza essere banale lo è ancora di più, soprattutto se è di uno scenario autobiografico che si tratta. La capacità analitica e descrittiva di Andrea Pomella è un meraviglioso veicolo che accompagna nel percorso di conoscenza di quest’uomo, della sua depressione e soprattutto del suo rapporto con essa, che cambia, evolve e sorprende. E’ proprio il cambiamento di condizione che commuove maggiormente: la malattia resta, affievolita o addormentata, ma il protagonista muta, comprende se stesso, il suo rapporto con il mondo non è tragicamente fisso, non c’è condanna che sia eterna.

L’assenza, voluta ma ingombrante, del padre è una costante nella narrazione e contribuisce ad acuire la malattia, così come il diventare a propria volta padre innesca opposti effetti quasi curativi. La quotidianità familiare, che a volte lo spaventa per quanto riesce a travolgere la sua ipersensibilità, più spesso lo placa, e lo sguardo amorevole e il tocco di una piccola mano ingenua ma potente possono salvare.

VOTO 30 FERMATE: Il potere empatico che scatena questo libro mi porterebbe a dare pochissime fermate, perché è davvero difficile staccarsi dalle parole di Pomella. Preferisco però consigliarvi di dedicare il giiusto tempo alla sua storia, di dare peso ad ogni verbo, ogni aggettivo e di non lasciarvi spaventare se in più di un’occasione vi sentirete assai vicini, quasi simili, all’uomo che trema.

CITAZIONE: “Esco dal supermercato e cammino lungo la strada ad alto scorrimento che delimita il confine del quartiere in cui vivo, trascinando due enormi buste stracolme di generi alimentari. La luce abbagliante del amttino, il vento fresco autunnale, il trambusto delle macchine che mi sfrecciano accanto, gli anziani che arrancano, che aspettano il verde al semaforo, che esitano davanti alle edicole incerti su come perdere il tempo dilatato e vuoto che si ritrovano a vivere, fanno salire la mia malinconia al livello d’allerta. Allora mi fermo, poso le buste a terra e cerco di respirare con calma. Il mondo mi spezza il cuore. E’ questa la verità, l’ultimo grado a cui riesco a ridurre la realtà. La domanda che adesso mi pongo non è “Perché sono depresso?”, ma “Come fate a non esserlo tutti?”.”

Flavia Capone

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