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LE NOTTI BLU , ,

L’elaborazione del lutto è faccenda personale, ognuno di noi reagisce al dolore in modo diverso: c’è chi lo ignora e lo fa tacere, chi si abbandona alla disperazione, chi si chiude in una fredda incredulità.

Chiara Marchelli racconta il dolore più grande, quello della perdita di un figlio, per di più suicida, vissuta in modi quasi opposti dai genitori, Larissa e Michele, emigrati negli USA appena sposati trent’anni prima. Sono passati cinque anni dalla scomparsa di Mirko e ovviamente nessuno dei due è ancora in grado di arrendersi al dolore senza chiedersi in continuazione perché sia accaduto: in questa “vita-non-vita” un giorno Caterina, la moglie di Mirko, li chiama perché ha trovato una lettera di un avvocato che attesta la presenza di un bambino, figlio del giovane suicida e di un’altra donna.

 

Ed ecco che la diversità dei caratteri e dell’elaborazione del dolore dei protagonisti si mostra prepotente: Larissa, schierandosi con la nuora che, diversamente da Michele, ha sempre apprezzato, non ci crede, non vuole credere che suo figlio potesse averle tenuto nascosto un evento così grande e semplicemente lo rifiuta; Michele invece vede in quel bambino un po’ del ragazzo che ha perso, un’occasione per mantenere vivo un legame oltre la morte.

Credo che “Le notti blu” sia soprattutto un romanzo che racconta le emozioni e  il dolore, che rilegge gli eventi delle vite dei protagonisti indagando le loro reazioni di fronte alla realtà e ponendo il lettore di fronte alla nudità dell’animo umano; riviviamo così i bei ricordi della famiglia di Mirko, che tornano alla mente di Michele e Larissa ma vengono continuamente analizzati per trovare un piccolo segno del disagio che poterà poi alla tragedia. Ovviamente questo segno non si trova mai, e alla coppia non rimane che cercare di lenire il dolore con il tempo che passa e di rimanere uniti anche quando sembra non avere più importanza.

VOTO 30 FERMATE: Una storia difficile, che però la Marchelli riesce a raccontare senza cadere nello struggimento fine a se stesso, con sapienza narrativa e alternando i momenti cupi con i flashback di un passato più sereno. E’ un libro commovente e non pesante, potrete leggerlo nei vostri spostamenti di media durata senza il timore di perdere il filo della trama.

CITAZIONE: “Non servono a niente i pensieri fatti a ritroso, pensa Michele. Fanno solo male, ma eluderli è impossibile. Si piazzano sulle tempie e trapanano fissi, finché non si estinguono. Ci sono però quelli che resistono, che si flettono diventando filtri del vivere che non torna più come prima. Se l’è chiesto, Michele, cosa ne sia stato di quella convinzione di suo figlio. Erano stati bravi abbastanza da fargli capire che lo vedevano benissimo? Lo avevano fatto sentire un figlio unico e speciale? Oppure avevano mancato proprio in quello, lui soprattutto, distratti da cose di nessuna importanza, e avevano commesso l’errore terribile di pensare che se le derivasse da solo, certe evidenze, con gli strumenti a sua disposizione? Pensieri bislacchi che non cambiano nulla, ecco cosa sono.”

Flavia Capone

Anno

2017

Casa Editrice

Giulio Perrone

Pagine

236

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