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LA VITA VA AVANTI , ,

La casa editrice Autori Riuniti sta diventando una garanzia per me e per Letture Metropolitane: dopo “La distrazione di Dio” di Alessio Cuffaro, ecco un’altra bella sorpresa firmata Vito Ferro.

Siamo abituati a leggere di morti, spesso in versione “orrorifica” (zombie, fantasmi, entità maligne) ma meno frequentemente ci capita di riflettere sulla condizione di chi non c’è più mettendoci nei loro panni. I ricordi, la nostalgia, le vicende irrisolte, i sentimenti sospesi: questi gli ingredienti de “La vita va avanti”, dove ci troviamo a seguire “l’esistenza” post- mortem di Armando e dei suoi nuovi amici, conosciuti nel traumatico risveglio nel cimitero dove sono seppelliti.

 

La lenta presa di coscienza del protagonista della sua nuova condizione diventa un percorso di sofferenza ed emozione anche per noi lettori, che ci scopriamo poco spaventati e molto vicini a questo giovane. C’è qualcosa di irrisolto nella sua vecchia vita e soprattutto nella sua morte, ed Armando proverà a scoprire di cosa si tratta con l’aiuto degli altri “trapassati” e di una ragazza che riesce a sentirli.

La storia è semplice e il finale colpisce: ricordo quando da ragazzina leggevo l’”Antologia di Spoon River” e mi commuovevo per le vicende personali e le storie raccontate negli epitaffi; ho provato qualcosa di simile anche stavolta e come allora mi sono trovata a pensare alla superficialità con la quale affrontiamo le nostre giornate.

Nonostante la tematica, credo di poter definire questo libro come un inno alla vita e alle piccole bellezze quotidiane, una spinta a lamentarsi di meno e gioire di più.

VOTO 20 FERMATE: Vito Ferro ha una scrittura poetica e diretta, alcune frasi colpiscono duro e lasciano il segno. Il libro comunque si presta alla lettura veloce e in movimento, non è dispersivo e non ci si distrae facilmente: due o tre viaggi di media lunghezza basteranno ai lettori più accaniti.

CITAZIONE: “Ancora biscotti, ancora immergerli, io che finalmente passo il cacao con il colino, e piove cacao dappertutto, la crema si ricopre, fuoriesce polvere perché sono maldestro, sporca la tovaglia  a righe arancioni e gialle.

Lei copre la teglia con della pellicola, altrimenti prende un brutto odore. Il nostro frigo che sa sempre di cipolla. La pioggia aumenta, lei si sposta da una stanza all’altra, in casa fa caldo. Io mi stiracchio. E’ una domenica sera d’inverno. La felicità è fatta di niente.”

Flavia Capone

Casa Editrice

Autori Riuniti

Pagine

137

Anno

2016

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