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LA FERROVIA SOTTERRANEA , ,

Cora è una schiava, è nata schiava in una piantagione della Georgia all’inizio del 1800; sua madre Mabel però è riuscita a fuggire, divenendo leggenda e scatenando un profondo e insistente sentimento di rancore nella ragazza; anche la giovane riesce nella stessa impresa, trasformando la sua esistenza in un lungo viaggio di fuga e crescita.

 

Utilizzando una ferrovia sotterranea (come veniva denominata la rete di contatti creata dagli abolizionisti per supportare la fuga degli schiavi, resa in questo caso reale dall’autore) dalle origini ignote che percorre vari stati, Cora fugge e scopre che la persecuzione delle persone di colore come lei varia da zona a zona, da città a città, in alcuni casi raggiungendo livelli di ferocia inauditi, in altri facendo intravedere barlumi di speranza e progresso.

Molte persone le si affiancano nel percorso, qualcuno per supportarla ed accoglierla, altri, come il cacciatore di taglie Ridgeway, per porre fine alla sua corsa, altri ancora fanno parte di un’umanità di sfondo che non si schiera per paura, ipocrisia, ignoranza o silenzioso opportunismo.

Colson Whitehead ha vinto il premio Pulitzer e il National Book Award nel 2017 per questo romanzo, e non stento a capirne il motivo; tutto nella storia cattura, rapisce e trasporta nel viaggio della protagonista, dietro al suo sguardo adulto da sempre che pian piano perde anche quel poco di innocenza rimasta nello scoprire quanto gli uomini possano essere ignoranti e crudeli nei confronti dei propri simili.

Una lenta e inesorabile presa di coscienza, interrotta abilmente da colpi di scena e sorprese nella trama che fino all’ultima pagina strappano parecchie esclamazioni (scrivo per esperienza personale); “La ferrovia sotterranea” è una storia antica ma, purtroppo, ricca di spunti di riflessione sul presente e sugli spettri di odio di razza che non hanno mai smesso di fare paura.

VOTO 30 FERMATE: Si tratta di un viaggio, quindi è particolarmente adatto alla lettura “mobile”; la storia di Cora vi colpirà, vi commuoverà, vi indignerà e forse vi distrarrà dalla routine dello spostamento urbano. Farà insomma quello che deve fare un buon libro: vi trascinerà nel suo mondo lasciandovi qualcosa da riportare nel vostro.

CITAZIONE: “La musica del locale accanto adesso era lenta. Le coppie si univano per abbracciarsi, per dondolare e ancheggiare. Ecco qual era il modo per parlarsi davvero, ballare un lento con un’altra persona, mica tutti quei discorsi. Cora lo sapeva, anche se non aveva mai ballato così con nessuno, e aveva detto di no quando gliel’aveva chiesto Caesar. L’unica persona che le avesse mai teso una mano dicendo: Avvicinati. Forse tutto quello che diceva il cacciatore di schiavi era vero, pensò Cora, tutte le giustificazioni erano valide, e davvero i figli di Cam erano maledetti e lo schiavista faceva la volontà di Dio. O forse lui era solo un uomo che parlava rivolto alla porta di un cesso, aspettando che una persona si pulisse il culo.”

Flavia Capone

Anno

2017

Casa Editrice

Sur

Pagine

376

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