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LA DOMENICA VESTIVI DI ROSSO , ,

Una bambina è appena nata ma tutta la sua famiglia aspettava un maschio. La levatrice nota che ha sei dita per piede e quasi si vergogna di dirlo ai parenti, perché la deformità viene interpretata come un segno del diavolo. All’anagrafe viene registrata col nome di Nera invece di Vera a causa di un impiegato duro d’orecchi. A pochi mesi rischia di annegare durante il bagnetto. A pochi anni vede sua madre ciondolare con un nodo alla gola appesa ad una fune. Il padre la abbandona risposandosi in Argentina. Viene cresciuta dalla sua madrina zitella che non parla mai. Ma non preoccupatevi, non vi svelerò tutto, siamo solo all’inizio del nuovo romanzo di Silvana Grasso.

 

Come già detto, Nerina ha avuto un’infanzia tutt’altro che facile; sembra quasi scontato il suo rifugiarsi nei luoghi immaginari della letteratura e del teatro. Nerina è un’adolescente che vive nella Sicilia del ’68; si parlava sempre di emancipazione, ma in un luogo dove difficilmente poteva essere attuata. Crescendo diventa consapevole della sua bellezza e inizia a sfruttare  mano a mano la sua arma migliore: la seduzione. Sembra quasi che per lei sedurre sia più importante dell’atto pratico, perché in fondo sedurre significa anche recitare una parte. In effetti è questo che Nerina vuole, cioè essere il personaggio principale della sua vita e renderla un’opera d’arte letteraria. Tutto cambia però quando incontra il Professore.

Grasso descrive in modo esemplare la volontà della creazione artistica: l’ossessione che Nerina prova nei confronti del Professore è guidata dal desiderio di preferire la fantasia alla realtà. Nerina ama il Professore in quanto personaggio, lo esalta in nome di qualcosa di più alto, ossia il romanzo che intende scrivere. La sua opera è la vera protagonista del racconto, la prova che Nerina esiste come persona; negli ultimi capitoli, Nerina riuscirà a fondere la vita così com’è con quella che lei aveva immaginato, con espedienti metanarrativi molto interessanti. Lei stessa d’altronde è consapevole che la sua vita è un continuo equivoco, sempre giocato sul confine tra rappresentazione e realtà.

VOTO 20 FERMATE: Un libro che fa compagnia durante il viaggio in metro. La scrittura della Grasso è molto scorrevole, molto vicina al parlato, e l’uso della prima persona riesce a creare un effetto di fusione tra la vita e la sua rappresentazione. Sono presenti riferimenti alla letteratura greca, soprattutto al teatro, uno degli interessi principali di Grasso. La vicenda è un inno alla letteratura e ad ogni forma artistica di rappresentazione. È consigliato a chi almeno una volta nella vita è stato toccato dalla frenesia della scrittura.

CITAZIONE: “Volevo fortemente solo che tutto fosse già finito, che la liturgia sessuale celebrata fosse già ricordo, non più attesa, e meno che mai nostalgia per un’altra occasione mancata. Sarebbe stato crudele, terribile, feroce. Volevo già transitare nella magnifica fase del ricordo, possederlo già il ricordo di quel mio primo amplesso, esibirlo come un tatuaggio che tutti potevano, anzi dovevano, vedere.”

Libero Iaquinto

Anno

2018

Casa Editrice

Marsilio

Pagine

188

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