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ADDIO FANTASMI , ,

Aspettavo con ansia questo nuovo libro di Nadia Terranova, come immagino abbiano fatto tutti coloro che hanno letto il precedente “Gli anni al contrario”, innamorandosi come me della scrittura curata, forte, ricca e mai banale di questa autrice siciliana.

Nadia dedica questa storia ai sopravvissuti, che spesso vengono dimenticati per dar luce alle sole vittime, ma che restano a fare i conti con i ricordi, i rimpianti, le colpe e un dolore spesso incancellabile. Ovviamente siamo tutti sopravvissuti.

 

Ida è la protagonista del libro, donna di Messina trapiantata a Roma; lavora come autrice per la radio, è sposata con un uomo buono, che la capisce prima ancora che lei si esprima, e che lei ora ama tiepidamente abbandonandosi molto più spesso ad un sentimento di gratitudine per questa completa comprensione. Ida ha bisogno di sentirsi compresa perché sente in fondo di averne il diritto proprio per la sua vicenda dolorosa: il padre, che soffriva di una profonda depressione, è scomparso quando lei era poco più che una bambina, aprendo un giorno la porta di casa e uscendo per sempre, senza spiegazioni e senza lasciare tracce. Il non avere tracce o magari un corpo da seppellire e piangere, è quello che fa più male ad Ida, e a sua madre, che un giorno la richiama a Messina per aiutarla a gestire le pratiche della sistemazione del tetto di casa e a decidere cosa gettare via tra gli oggetti del passato.

Inizia quindi per Ida un viaggio fisico nella sua terra ed emotivo a ritroso nel tempo, nella sua infanzia, adolescenza e giovinezza, segnate da questo enorme “prima e dopo”, nel quale si confronterà anche con la realtà del dolore altrui, che spesso ha dimenticato o ignorato, troppo presa dall’essere vittima del proprio. Sarebbe stato semplice e quasi banale rimanere in questa dimensione cupa, mentre Nadia Terranova riesce ad inserire la luce, una imprevedibile serenità che può arrivare proprio nel momento in cui si decide di uscire dal proprio io ed aprirsi all’ascolto delle emozioni altrui.

Un libro nel quale ognuno di noi può trovare frammenti della propria vita, degli abbandoni che tutti abbiamo provato, dello smarrimento che spesso nasce da bambini e nostro malgrado ci accompagna per sempre.

VOTO 30 FERMATE: Un numero di fermate intermedio che assegno perché questo libro ha bisogno di una lettura attenta e consapevole, per poter godere della bellezza della scrittura dell’autrice e della forza del suo immaginario.

CITAZIONE: “Capii in quel momento cos’è davvero una madre: qualcosa da cui non esiste riparo. Dicono che una madre dà tutto e non chiede niente; nessuno dice invece che chiede tutto e dà ciò che non chiediamo di avere. Dagli anni della scomparsa di mio padre, mia madre aveva accumulato la sua tempesta personale, a volte l’avrebbe mostrata e a volte no, a volte l’avrebbe scatenata e altre rinchiusa, io ero l’oggetto della sua rabbia ma non la causa, perciò i miei tentativi di lenirla sarebbero stati sempre insufficienti. Da lei mi sarei potuta difendere con tutti i miei trucchi e la mia esperienza, avrei potuto imporle di fermarsi e magari riuscirci, ma qualsiasi stratagemma si sarebbe smaterializzato e infine saremmo rimaste sole l’una di fronte all’altra. Sui muri si sarebbero infrante le mie mancanze.”

Flavia Capone

Anno

2018

Casa Editrice

Einaudi

Pagine

208

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