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OGNI ORIZZONTE DELLA NOTTE , ,

Stavolta sarò di parte per difendere la categoria: Maurizio Vicedomini è laureato in Filologia Moderna presso l’Università di Napoli “Federico II”, proprio come me. Attenzione però, non è solo per il suo titolo di dottore che il vostro sito preferito gli dedica una recensione: “Qui vige l’uguaglianza…” (e se avete visto Full Metal Jacket, non devo nemmeno finire la frase). L’opera di Vicedomini è una raccolta di undici racconti a struttura aperta, cioè senza un sottofondo narrativo che li colleghi.

 

Ogni qualvolta ci troviamo di fronte ad una raccolta ci chiediamo, o almeno io mi chiedo: perché l’autore ha deciso di raccontare storie diverse? Una non andava bene? Ha scelto la forma-racconto perché è più breve e più diretta? Certo è che il lettore si avvicinerà ad ogni storia con rinnovata curiosità, quindi è un punto a favore dello scrittore. A mio modesto avviso la motivazione è ben più profonda e può essere duplice. Da un lato si vuole dimostrare la molteplicità dei punti di vista e l’inadeguatezza di analizzare il reale in termini assoluti; dall’altro l’autore intende affermare una propria verità, far vedere che la sua visione del mondo è applicabile a varie situazioni, proprio come fa Vicedomini.

Ho detto che non vi è cornice narrativa, ma in effetti i racconti presentano un filo conduttore, ossia la fragilità dell’essere umano. In varie occasioni, e in senso trasversale, i protagonisti, sempre in prima persona, mostrano la loro debolezza nei confronti dell’immensità dell’universo, la loro impotenza verso ciò che non possono controllare, la caducità dei loro progetti terreni. Il topos dominante è il buio, che incute timore ma anche speranza quando viene contrapposto alla luce della mediocre realtà. Diversi sono gli episodi ambientati di notte, momento di riflessioni e risoluzioni. Il contrasto buio – luce allude al vero scontro narrativo tra mondo reale e mondo delle illusioni, alla discrasia tra ciò che immaginiamo possibile e la cruda verità.

VOTO 20 FERMATE: Il racconto “L’uomo al buio”, ambientato in metropolitana, è vivamente consigliato. Vicedomini alterna toni leggeri a toni quasi esistenzialisti e filosofici. I vari narratori interni rendono tutti i racconti ancora più profondi, invitando a riflettere, come di fronte a un cielo stellato, sulla condizione umana contraddistinta dal dolore. In fondo il rimedio alla nostra situazione universale è solo rendercene conto.

CITAZIONE: “Io non lo so cosa penserei se fossi nella sua situazione – e non fossi un rinoceronte, certo. Forse mi sentirei uno di quelli che è sopravvissuto al campo di concentramento della vita, ma che resistere alla fine non è servito a niente, che “fanculo, mi avete ammazzato voi, ci avete ammazzato voi”. Si gira, mi fissa nelle palle degli occhi. E allora certo, uno si incazza per i templi e le statue, ma più lo guardo, e più capisco che è tutta un’altra cosa, che la vita, proprio la vita, è un’altra cosa.”

Libero Iaquinto

Anno

2017

Casa Editrice

Augh edizioni

Pagine

160

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