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DANZANDO SULL’ORLO DELL’ABISSO , ,

Arrivo a Dieppe, su al nord della Francia, una mattina di agosto. Un lungo tempo sospeso in cui camminare con un caldo maglione, sbriciolarsi addosso  una croccante baguette “jambon et fromage”, camminare con un sole non troppo alto, la testa tra le nuvole e cercare, cercare una storia da leggere. La abbraccio subito pensando che possa farmi solo del bene. Questa storia, la sua dimensione antica come pentole in rame e cassetti di legno che profumano di lavanda. Me la voglio tenere stretta. È stato così anche con Flaubert, carissimo Grégoire. Come un mantra ricorrente che scandisce le giornate. Come una poesia che rileggi una volta e un’altra volta ancora. Come un susseguirsi di silenzi, di spazi e di parole.

 

“Non cercavo un amante. Cercavo una vertigine.”

 “Di notte percepisco con chiarezza ciò che il desiderio ha fatto di me.”

C’è un momento in cui certe situazioni precipitano, ma quando lo capiamo, siamo già dall’altra parte.  C’è un momento in cui si affacciano immagini che detestiamo, che non ci rispecchiano, che non siamo noi.

“Non sono io.” dice Emma, che già all’età di sette anni sapeva che le cose una volta sfiorate, toccate, appena assaporate, sfumano lasciando solo una triste promessa. L’incontro con Alexandre nella brasserie in rue de Béthune , sguardi che giocano, si può dire sì ad uno sconosciuto ? Lasciarsi alle spalle un matrimonio, una famiglia?

“Tra noi è scattato subito qualcosa di felino. Di fluido, di flessuoso.”

Mentre leggo “Danzando sull’orlo dell’abisso ” mi vengono in mente le parole di Emil Cioran, filosofo, scrittore e saggista rumeno. “Su quella costa normanna, a un’ora così mattutina, non avevo bisogno di nessuno. La presenza dei gabbiani mi disturbava: li feci fuggire a sassate. E udendo i loro gridi, di uno stridore soprannaturale, capii che proprio quello mi occorreva, che solo il sinistro poteva calmarmi, e che proprio per incontrarlo mi ero alzato prima dell’alba.”
Lo stridore soprannaturale dei gabbiani, che incanta e ammalia come lo sguardo di Alexandre quando si è posato su quello di Emma, l’amore a prima vista che destabilizza, forse un po’ sinistro perché così agiscono i colpi di fulmine, arrivano e si disciolgono come cenere.

VOTO 10 FERMATE: Un romanzo essenziale. Lettura molto piacevole. Attenzione: le fermate potrebbero addirittura diminuire. Dunque fate una pausa e soprattutto abbiate sempre con voi una matita. Tante frasi aspettano di essere sottolineate. Se poi vi capiterà l’occasione di prendere un TGV per la Francia, c’est parfait.

CITAZIONE: ” Saremmo dovuti partire ognuno con un bagaglio leggero e qualche risparmio. Era stupido, lo so, puerile, ma talmente eccitante. Un tuono, un fulmine, un colpo di testa, una vita che si liquefa, come un acquerello, un’altra che compare. Sembrava così semplice. Così bello. Così definitivo. “

Sara Cancellara

Anno

2019

Casa Editrice

DeA Planeta

Pagine

240

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