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I MANOSCRITTI PERDUTI DEGLI ILLUMINATI

La letteratura si basa anche sulla volontaria sospensione dell’incredulità. Non l’ho detto io, ma gente ben più famosa di me. E allora non state tanto a chiedervi se la trama è storicamente accertata oppure no, rischiereste di non godervi la genuinità del racconto.

La mattina del 22 ottobre Firenze viene svegliata da un’esplosione alla casa d’aste Paolini, presso cui doveva tenersi la gara per aggiudicarsi dei preziosi manoscritti datati ottocento anni prima. Che sia questa la causa dell’attentato? A indagare sarà l’agente segreto del Vaticano Andreas Henkel, costretto a recuperare i manoscritti perché il professore olandese Hermann Van Bureen tiene prigioniera la sua fidanzata Stella per i suoi esperimenti ed è intenzionato ad ucciderla entro settantadue ore. Le due storie si intrecciano. Cosa contengono i manoscritti? Sicuramente qualcosa di sconvolgente visto che un sicario al soldo del Vaticano, il Toro, ha avuto un ordine preciso: “Tutti quelli che sanno devono morire”. Sapere cosa?

 

Il titolo anticipa la tematica: secondo la leggenda, gli Illuminati furono coloro che volevano l’annullamento della Chiesa di Roma. I documenti furono seppelliti in Islanda nel 1217; molti artisti furono Illuminati e disseminarono indizi di tali manoscritti nelle loro opere affinché fossero scoperti, in modo da porre fine a quella che era considerata la più grande bugia dell’umanità: la religione.

L’agente Henkel diventa dunque il collante di una storia che mette insieme le teorie dei Raeliani e degli “antichi astronauti” con le teorie dell’Har 1, scardinando in un solo colpo Cristianesimo e Darwinismo. I personaggi secondari risultano più interessanti, più profondi dei principali. Ce ne sono molti, ma tutti funzionali al racconto. Henkel viene accompagnato da Viola ed Elisabeth, entrambi giovani ragazze in cerca di un riscatto: Viola porta un nome importante e vuole dimostrare di non essere la classica “raccomandata”; Elisabeth è una giovane studentessa israeliana e raeliana, figlia di un rabbino, innamorata di un arabo, che cerca, attraverso questa indagine, di dimostrare l’inconsistenza e l’invalidità della religione che ha caratterizzato e rovinato la sua vita. Tra gli antagonisti il più riuscito è il Toro, il killer infallibile, che parla con Dio in sogno e uccide in suo nome, e che avrà poi dei ripensamenti sul suo operato quando il professore raeliano Friedman gli racconterà la vicenda del “culto del Cargo”.

I temi di Barone attirano il lettore, senza dubbio: chi non vorrebbe conoscere la verità? L’autore propone punti di vista diversi, come per dire: “Se avete creduto al Cristianesimo perché non credete anche in altre teorie?” e la citazione iniziale di Schopenhauer ne è la chiosa. Il racconto però rimane un fanta-thriller; semmai desideraste approfondire, consiglio la bibliografia che Barone ha appuntato a fine libro.

VOTO 30 FERMATE: La storia si svolge in tre giorni e l’azione passa da Firenze a Roma, da Venezia a Bologna, da Gerusalemme ad Atene fino ad arrivare in Iran. Barone si dimostra uno dei migliori autori di thriller in circolazione. Ogni capitolo si conclude con un colpo di scena. Le descrizioni non sono minuziose, lo sviluppo narrativo è affidato all’azione, tranne naturalmente ciò che riguarda le spiegazioni delle varie teorie. Spero solo di non aver svelato troppo, ma ho voluto fare una buona pubblicità!

CITAZIONE: “Questa interpretazione potrebbe essere stata creata per proteggere un principio cardine della nostra religione, il monoteismo!”, si intromise Viola.“Se i libri perduti confermassero che gli dei non erano idoli di pietra, si comprenderebbe che Yahweh non era il solo e unico Dio… e addio monoteismo…”. Henkel annuì.

Libero Iaquinto

 

Anno

2016

Casa Editrice

Newton Compton

Pagine

384

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