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ANCILLARY SWORD – LA STAZIONE DI ATHOEK , , ,

Spazio, ultima frontiera…forse mi sto confondendo… D’altronde, ancora più rispetto al primo romanzo, in questo secondo capitolo della saga complotti e giochi di potere calcano la scena di un palco sul punto di esplodere. Per tutto il romanzo rischierete di perdervi il significato di macchinazioni ordite per le più svariate delle ragioni, che acquisteranno pieno significato solo dipanando, pagina dopo pagina, la fitta trama di relazioni e sentimenti che lega e guida i personaggi principali della vicenda. Alla fine però, leggerete l’ultima riga realizzando che paradossalmente il più umano tra gli umani è qualcosa (o qualcuno a questo punto) che umano non è.

Dai, sono sicuro che il geek che è in voi si è almeno un po’ incuriosito!

Ho letto questo romanzo in uno stato energetico-vibrazionale instabile, aspettando pagina dopo pagina di vedere finalmente realizzato il mio desiderio di venire catapultato appieno nell’Universo ideato dell’autrice e vedere all’opera i temibili Presger. Purtroppo però la mia diseccitazione è stata spontanea, non indotta da un simile evento ed ho chiuso il libro ancora con questa voglia insoddisfatta. Solo dopo avere appoggiato la schiena sul sedile della metro, con un intenso desiderio di correre a leggere il terzo romanzo della saga per conoscerne l’epilogo e vedere soddisfatto il mio desiderio, mi sono reso conto di essere stato lentamente assorbito dal libro e di avere assaporato una storia dove l’attenzione ai personaggi è molto curata e dove la loro evoluzione è messa talmente al primo posto, che essa stessa realizza la trama raccontata.

In questo mondo Leckie ritrae gli uomini con i loro vizi, con i loro pregi e le loro debolezze ataviche e devo darle atto di avere avvertito un retrogusto di psicostoria. E’ questa la cosa che più ho apprezzato nel libro. Non aspettatevi quindi di venire paralizzati da un grande colpo di scena, ma vedrete come, in modo eccellente e piacevole, verrà dipinto un paradosso: una macchina serva diventa la padrona di sè, un essere teoricamente freddo ed onnipotente si rivela fragile e debole, ma si evolve, matura e si rafforza finendo per cambiare la Storia di quest’Universo esattamente come un grande uomo farebbe.

 

Breq Mianaai accetta la carica di Ammiraglio della flotta dalle mani dello stesso Imperatore che ha giurato di distruggere e contrastare, consapevole che il suo nuovo casato ed il suo rango non potranno fare altro che facilitare la sua vendetta. Al tempo stesso riceve l’ordine di proteggere il sistema Athoek, poco distante da uno dei palazzi dell’Imperatore, ma qui scopre come l’ottusità e la miopia del governatore locale non possano portare la stazione stessa ed i suoi abitanti a prepararsi all’isolamento dovuto alla guerra civile in corso, che forse potrà verificarsi a breve. L’Ammiraglio dovrà quindi fare di tutto per sistemare le cose per il bene dei cittadini del Radch e come in Anciallary Justice, trame e ed intrighi corrono parallelamente al suo operato; Breq dovrà capire e discernere tra Bene e Male in più di un’occasione, fare i conti la propria coscienza e capire se la sua umanità non sia un punto debole od uno di forza.

Nonostante il suo impegno, un mistero rimane irrisolto fino alla fine del romanzo e va a sommarsi ad una terribile minaccia che grava su Athoek: l’ambasciatore Presger è stato ucciso. Come reagiranno questi terribili alieni, capaci di cancellare facilmente la razza umana dall’Universo, quando apprenderanno la notizia? Soprattutto, sapranno distinguere da un errore di un singolo o considereranno infranta la tregua con gli Umani?

VOTO 20 FERMATE: Il libro è in italiano come il precedente e si presta ad essere letto in metro dato che i capitoli non sono in genere molto lunghi. Molto del piacere della lettura consiste ancora una volta nell’introspezione psicologica e nell’evoluzione delle dinamiche instaurate da semplici discorsi tra i personaggi, vi converrà quindi affrontarlo quando ne avrete più voglia e vorrete stare particolarmente attenti ai particolari.

Citazione: “… “Date le circostanze, potrebbe esserti utile un altro luogotenente.” Anaader Mianaai, sovrano (per il momento) di tutto lo sconfinato spazio del Radch, se ne stava seduto su un’ampia poltrona rivestita di seta ricamata. Il corpo che mi stava parlando-uno delle migliaia- dimostrava più o meno l’età di tredici anni. In circostanze normali, nessuno aveva mai l’occasione di vedere simili giovani versioni del signore del Radch, ma queste non erano circostanze normali.…Comprendevo le ragioni che avevano spinto Anaader a conferirmi il rango, ciononostante la cosa non mi piaceva affatto. “Non commettere l’errore” gli dissi “di credere che io stia lavorando per te.” … ”.

Emmanuele Peluso

Casa Editrice

Fanucci Editore

Anno

2015

Pagine

315

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