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MISDIRECTION , ,

Misdirection registra ventiquattro ore nella vita di Federica, una ragazzina di città che sta trascorrendo le vacanze estive in un residence in montagna. Sotto l’occhio vigile ma indulgente dei nonni materni, è in attesa che i suoi genitori, piccoli librai, la raggiungano, e insieme guarda con timore alla stagione successiva, che per lei coinciderà con l’inizio di una nuova fase, quella liceale. La vicenda è però avviata da un episodio estraneo, che sconvolge la normale quotidianità della tredicenne: l’amica Noemi, un’autoctona di appena qualche anno più grande di lei, è sparita dopo che Federica, stordita dall’alcol e dalle piccole e innocenti trasgressioni di tutta la giornata, l’ha lasciata a fine serata per fare ritorno alla sua stanza.

 

Di questo fumetto la scelta bicromica e la conduzione registica del racconto sono i pregi maggiori: il viola e il verde contribuiscono al generale disegno illusionistico e lo scioglimento di un enigma che si rivela prevedibile, se non inconsistente, è condotto con maestria e ribadisce la deformazione prospettica dell’insieme.

A ben vedere il progetto di base è in più luoghi esplicitato: già nel titolo del libro, ma anche nelle più esplicite istruzioni per la lettura della bandella (“Misdirection è l’arte di distogliere l’attenzione […]”); un ammiccamento scoperto che spinge a imboccare un preciso cammino interpretativo è poi nella citazione, in un dialogo, del “macguffin” hitchcockiano, giustamente definito come “espediente narrativo che metti in una storia e distoglie l’attenzione dalla trama vera”. L’intreccio stesso è una spirale di deviazioni: Lucia Biagi inserisce anche delle pagine in cui è la tredicenne Federica a narrare e in parte a autorappresentarsi, attraverso il suo passatempo preferito: una stop-motion realizzata con un’app che riscrive i vari episodi dal suo punto di vista. Ma soprattutto l’autrice si dimostra consapevole delle conseguenze della manipolazione del racconto e delle immagini, e insieme è tesa alla trasmissione di un messaggio coerente. Tra gli altri paratesti “parlanti”, infatti, la quarta di copertina ospita un passaggio centrale sulle costruzioni sociali che pesano sulla crescita delle ragazze e che ancora meglio definisce gli assunti finali del sottotesto. La scomparsa dell’amica Noemi, su cui la protagonista indaga con caparbietà, si svela gradualmente come un “macguffin”, un pretesto per dire altro, in particolare per guidare Federica lungo un percorso di formazione in cui si trova, suo malgrado, a sondare il peso del giudizio degli altri nella già faticosa costruzione della propria identità – soprattutto nella sua declinazione femminile. Una luce discreta ma anche inquietante è gettata così sugli schemi e sulle categorie sottesi alla rappresentazione sociale dell’individuo, e Federica a soli tredici anni dice di aver “capito che una ragazza sbaglia sempre”.

VOTO 20 FERMATE: Nonostante le numerose interruzioni e i salti dell’intreccio, la vicenda è abbastanza lineare e chiusa; tuttavia, la disposizione narrativa e quella figurativa richiedono una lettura sorvegliata, riflessiva. La forza del tratto della Biagi dà il suo meglio nel disegnare i rapporti tra gli spazi e i personaggi: come per ogni fumetto, è opportuno dedicarsi a una attenta decodifica delle immagini.

CITAZIONE: “[…] Ma in paese parlano male tutti di lei, non di lui…”

Chiara Borrelli

Anno

2017

Casa Editrice

Eris Edizioni

Pagine

208

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