OFELIA 23 gennaio 2017 – Posted in: Blog, Il Sesto tempo

Volevo dire la mia sull’arte, un desiderio malsano ma irresistibile, e così mentre ero  in vacanza a Londra sono entrato alla Tate Gallery e ho guardato a lungo l’Ofelia di Millais, chiedendomi cosa potevo tirarne fuori. A lungo vuol dire tre minuti circa, sulla carta non è molto ma al momento era sembrato un sacco di tempo, anzi avevo temuto di essere indiscreto, e che il quadro cominciasse a seccarsi. Stremato da questo profluvio di cultura, mentre mi riposavo al bar del museo ho pensato che Millais voleva appropriarsi della  bellezza che ha rappresentato nel quadro, ma il ruscello era freddo per farsi il bagno, il terreno costava troppo per comprarlo,  peraltro era pieno di insetti che lo avevano rovinato di punture, e soprattutto Ofelia, cioè la modella che posava per Ofelia, era la moglie di un amico, e quindi non poteva farsela.

Allora il pittore attraverso la tela ha preso tutto macchia a macchia, se lo è trasferito nel cervello, se ne è impossessato e lo ha conservato lì.  Poi, anche se avesse potuto comprarsi argini e ruscello e tuffarcisi dentro con Ofelia in un giorno di riposo delle zanzare, e senza che la luce delle sei di sera svanisse mai, la felicità promessa da tutte quelle belle cose gli sarebbe sfuggita lo stesso. Però sarebbe stato meglio che rompersi le palle a dipingere un quadro.

John_Everett_Millais_Ophelia

Alessandro Sesto

illustrazione di copertina: Giorgia De Maldè